"Abbiamo, Emanuela" risposi io d'istinto "... Delle foto?"
"Oh ma guarda quanto è tardi!" esclamò lei d'improvviso ad alta voce "devo proprio scappare o non riuscirò a studiare per l'esame di domani! Ciao Francy, arrivederci mr. Thompson". Nel giro di qualche secondo svanì oltre la porta. Mi voltai a guardare Francesca, ed in effetti non era contenta come immaginavo. Mi guardò con i suoi occhi blu intensi, e notai che in mano teneva una foto. Dietro c'era scritto "Jonathan, Michela e Francesca, 1997, Venezia".
Ebbi un tuffo al cuore. Ma non ebbi molto tempo per pensare. "Papà..." disse lei piano "... Lei è la mamma?"
Rimasi per un attimo esterrefatto, senza rispondere. Non sapevo cosa pensare. Poi, dopo quello che sembrava essere un eternità, risposi: "Si".
Ebbi un tuffo al cuore. Ma non ebbi molto tempo per pensare. "Papà..." disse lei piano "... Lei è la mamma?"
Rimasi per un attimo esterrefatto, senza rispondere. Non sapevo cosa pensare. Poi, dopo quello che sembrava essere un eternità, risposi: "Si".
"Cos'è Venezia?"
"è una città in Italia"
"... possiamo parlare un po' di lei? Non mi dici mai niente di mamma..."
- Si, ormai è ora che ne parliamo- pensai tra me e me. Appoggiai la torta sul tavolino in salotto, e la presi in braccio. I suoi capelli biondi scompigliati sfiorarono il mio viso, mentre lei mi circondava il collo con le sue braccia. "Si certo. Andiamo in camera mia" gli dissi. Mentre salivo le scale, mi passarono in mente un sacco di domande che lei avrebbe potuto farmi a proposito di sua madre, e le conseguenti risposte che avrei potuto dare. Per poi trovarmi con risposte sbagliatissime. - Cercherò di essere onesto e basta- pensai. Arrivammo in camera, l'appoggiai sul letto e mi sedetti al suo fianco.
"... Dov'è la mamma?"
- a posto -
"Sai... non lo so con esattezza. So che di sicuro è in Italia, ma non so esattamente dove."
"Perché non torna a casa?"
- le cose si complicano...-
"Perché ha una grande voglia di libertà, ed io non ero l'uomo giusto per lei. O meglio, non sono rimasto l'uomo giusto per lei..."
"che vuoi dire con queste cose papà?"
"che semplicemente, io sono cambiato, lei no. Una volta eravamo entrambi amanti dell'avventura. Organizzavamo le serate più folli ed i viaggi più pazzi che si potessero fare. Viaggi in Africa con null'altro che una bussola, avventure strane o salti da altezze impressionanti, sport estremi, tutto ciò che poteva darci un po' di brividi. Ci amavamo, ci amavamo molto. E nacqui tu. Io mi ruppi entrambe le braccia pochi giorni dopo la tua nascita, e pensai a come la mia bambina avrebbe potuto perdere un genitore in questo modo, ed io non volevo questo. Così smisi di fare follie e cercai qualcosa di più tranquillo da fare, per potermi prendere cura di te. Tua madre, invece, non poteva sopportare il fatto che eravamo costretti a casa, L'avventura era la sua fonte della giovinezza a parer suo. Un giorno s'innamorò di un ragazzo più giovane, e mi scrisse una lettera con su scritto che si sentiva in una gabbia dorata."
"... La mamma non mi voleva?"
"Oh si che ti voleva" risposi io sicuro "quando tu nacqui, pianse dalla gioia. Ma probabilmente era diverso da quello che s'aspettava, e non era pronta. Lei ti vuole ancora molto bene, Francy."
"... "
"Posso dimostrartelo se vuoi"
Mi guardò con aria sorpresa. Io m'alzai, aprii il mio armadio e presi un piccolo cofanetto nascosto. Lo diedi alla mia bambina.
"... "
"Posso dimostrartelo se vuoi"
Mi guardò con aria sorpresa. Io m'alzai, aprii il mio armadio e presi un piccolo cofanetto nascosto. Lo diedi alla mia bambina.
"... sono lettere"
"Si, leggine qualcuna. so che sei brava a scuola e leggi molto in fretta" risposi io con un mezzo sorriso. Lei lesse molto, ed io pensavo a come si sentiva. Arrabbiata? Sollevata? Confusa di sicuro... Dopo quello che sembrava essere mezz'ora, le chiesi:"noti niente di particolare?"
Lei mi guardò.
"Tutte parlano di me... chiedono di me"
"Esatto. La mamma mi scrive sempre per sapere di te, di quello che fai e di come vai a scuola, e se hai amici... e tutto. Penso non sia ancora pronta a stare con te, ma sono certo che tornerà presto, perché ti ama."
Restammo in silenzio per quello che parve un eternità. Poi mi guardò e mormorò: "... papà, posso chiedere una cosa su di te?"
Restammo in silenzio per quello che parve un eternità. Poi mi guardò e mormorò: "... papà, posso chiedere una cosa su di te?"
Rimasi abbastanza sorpreso da quella domanda. "Certo, dimmi" risposi.
"è per colpa mia che hai smesso di fare quelle cose avventurose?"
La guardai, con un sorriso in volto, e le dissi: "Fare il papà è la cosa più avventurosa e bella del mondo piccola mia, e non ti cambierei con nessuna cosa al mondo!"
Francesca fece un sorriso timido e m'abbracciò.
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