martedì 7 luglio 2015

Racconto breve: l'incontro

Ogni volta che vedo i tuoi occhi color cielo
Rimango colto dalla meraviglia,
m'immergo nei tuoi pensieri
e sol delle tue labbra avrei voglia,
se non anche di parlarti o d'ammirarti
aspettandoti sulla soglia
col cuore in mano...



Entrai nel bar, come ogni giorno dopo il lavoro, ed ordinai un amaro. Mentre Tanya, la barista, mi serviva, la mia mente vagava in maniera folle da un argomento all'altro, come sempre. Il lavoro, la crisi, la politica, i viaggi... Guardavo il bicchiere, sorseggiavo, e pensavo. Tutto normale, una monotona giornata uguale alle altre, dove il caldo afoso faceva lamentare gli insetti e dannare gli uomini.
Poi, la porta si aprì.
Mi girai, spinto dalla semplice curiosità.
E d'improvviso, tutto ciò a cui stavo pensando svanì.
Lei entrò, ed io persi la capacità di usare la logica.
La prima cosa che notai erano i suoi grandi occhi azzurri. Ma non per il colore, ma per la gioia che trasmettevano, erano vivaci, attenti. I capelli color carota erano sciolti lungo la schiena, incorniciando un viso perfetto in ogni suo lineamento. Le labbra sottili erano curve in un sorriso bianco e splendido.
Io, come un idiota, rimasi fermo a fissarla con la bocca spalancata. Lei mi guardò, mi sorrise nuovamente, ordinò un calice di vino e si sedette vicino ad un'altra ragazza, sicuramente amica sua.
Tanya mi diede un colpo in testa per riprendermi dall'ebetismo momentaneo in cui ero caduto,  "Deh!" mi disse, col suo accento straniero "chiudi la bocca, che c'entrano le mosche!". Mi girai verso di lei, ma non le risposi. Mi guardò perplessa, per poi tornare al lavoro.
La mia mente, nel frattempo, ragionava alla velocità della luce, per processare quello che era successo. <what the fuck è appena successo??> pensai <... Chi è lei?>
La guardai ancora. Stesso effetto di prima. Quando incrociavo il suo sguardo provavo sia ebrezza che calma nella mia mente, come una melodia da sempre amata, che creava un magnifico caos di emozioni, dove il pensiero riusciva a disperdersi in quella fila di infinite note. Dovetti essere rimasto molto a fissarla, perché ad un certo punto la sua amica le disse: "Guarda che quel ragazzo ti sta fissando da un po'..."
Mi voltai, rosso in volto, imbarazzato come non mai, nella speranza che non mi prendessero per cretino. Poco dopo però, sentii una mano che s'appoggiava alla mia spalla, ed una voce dolce e pacata: "puoi anche dirmi come ti chiami se vuoi"
Mi voltai.
Sorrideva.
La guardai negli occhi.
In quei bellissimi occhi chiari.
Flettei le ginocchia e mi buttai nel vuoto.

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