domenica 19 luglio 2015

Racconto breve: l'ubriaco

Entrai nel locale. un paio di curiosi spostarono la loro attenzione verso di me per qualche attimo, ma subito tornavano concentrati a fare ciò che facevano prima del mio arrivo. Silenzioso come un fantasma, m'avvicinai al bancone. Dietro, un ragazzo giovane che conoscevo bene mi sorrise e mi guardò con i suoi grandi occhi scuri.
"Allora, vecchio" mi disse con voce squillante "preparo il solito?"
Non diedi neppure una risposta, feci solo un cenno col capo per confermare.
Quando arrivò il drink lo bevvi lentamente, assaporando il gusto amaro e forte del liquore. Era molto forte, e il giovane barman m'aveva visto fare una smorfia; si avvicinò a me e chiese: "Ma se bere ti fa così schifo, perché lo fai? è da molto che lavoro qui e tu vieni ogni sera da 10 anni..."
"Sono 23 anni che vengo qui ormai" gli risposi. Mi guardò stupito. Io gli ordinai un altro drink.
"Dicevo" continuò, "Vieni ogni sera da molti anni a bere da solo. Non è... ecco...  brutto?"
Brutto? oh, si molto brutto, volevo rispondere. Non bevo mica perché mi piace bere, sai. quello lo fai quando sei giovane, da adolescente, quando spacchi il mondo perché il mondo è alla tua mercé, o per meglio dire, la si crede così la cosa. Io bevo per dimenticare, ma non solo, anche per ricordare. Dimenticare il fallimento che sono diventato, e ricordare il passato, dove avevo sogni, passioni, amore. Bevo perché è l'unico modo per me di cambiare una realtà triste e trasformarla in qualcosa di bello, dove i sogni, anche il più ridicolo, si possono realizzare. E mentre le note di un blues suonano alla radio, i ricordi si perdono, ed esiste solo quella melodia, facendomi dimenticare per un secondo come non ho preso al volo le occasioni per sognare, amare, provare, superare ogni mio limite, Invece guardami, sono costretto a bere, bere per dimenticare, per tornare in un mondo che ora non m'appartene. e domani mi sveglierò, e guardandomi allo specchio mi farò pena da solo, e per non sentire più la desolazione che provo tornerò qui, alla stessa ora, bevendo lo stesso drink. Amico mio, tu che puoi, se puoi, se vorrai, cogli l'occasione, ama, prova, buttati nel turbinio d'emozioni e d'eventi che è la vita.
Ma non potevo dirtelo. Non riuscivo. L'alcol, questa bestia tanto amata, aveva già preso possesso del mio corpo, della mia lucidità.
"Non rompere" risposi.

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